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giovedì 15 gennaio 2026
di Avv. Gianni Dell'Aiuto

Le aziende passano anni a inseguire modelli di gestione, metodi importati, formule miracolose di governance. Studiano manuali americani, ascoltano guru, investono in sistemi complessi, convinte che la chiave dell'organizzazione si trovi lontano, magari nascosta in qualche MBA da cento pagine e ottantamila dollari. Eppure, la verità è molto più semplice, quasi imbarazzante nella sua evidenza: il miglior sistema di management è già scritto nelle norme che molti ignorano. Non negli slogan motivazionali, ma nella legge. Due in particolare, l’articolo 2086 del Codice civile e il GDPR, raccontano la stessa storia da due prospettive diverse: un’impresa sana è un’impresa organizzata, capace di prevedere, controllare, documentare e reagire.
L’articolo 2086 ha introdotto un obbligo che ancora oggi viene sottovalutato: dotarsi di assetti adeguati, monitorare costantemente l’andamento dell’impresa, individuare i rischi, prevenire la crisi. Non è un tecnicismo da commercialisti né un appunto burocratico. È management puro. Significa conoscere i processi, dare struttura alle attività, creare sistemi di controllo, evitare l’improvvisazione che ha spento migliaia di aziende italiane. Non è un’idea nuova: è l’essenza della buona gestione, sintetizzata in una norma che molti fingono di non vedere. E mentre si continua a parlare di innovazione, questa regola ricorda che innovare senza un sistema è solo un’altra forma di caos.
Sul fronte europeo, il GDPR ha subito una sorte simile: percepito come un mucchio di adempimenti, carta, caselle da spuntare, costi e procedure. Una visione comoda, certo, ma sbagliata. Perché chi lo legge davvero scopre qualcosa di completamente diverso: il GDPR è un metodo di lavoro, non un ostacolo. Ti chiede di mappare i flussi dei tuoi dati, di sapere chi fa cosa, di definire ruoli e responsabilità, di documentare le scelte, di valutare rischi e impatti, di garantire sicurezza tecnica e organizzativa. Ti obbliga a mettere ordine dove oggi regna l’accumulo, a creare controllo dove regna l’improvvisazione, a trasformare l’azienda in un sistema governato. È una guida, non un freno.
La cosa più sorprendente è che queste due norme, una nazionale, una europea, si sposano perfettamente e si parlano senza nemmeno dirlo né, forse, saperlo.
L’articolo 2086 ti dice che devi prevenire la crisi organizzando l’impresa. Il GDPR ti dice come deve essere organizzata: quali sono i processi, dove passano i dati, chi decide, chi controlla, chi risponde. Sono due voci della stessa frase: un’azienda non può essere solida se non conosce se stessa. Non può essere competitiva se non governa i propri flussi informativi. Non può essere credibile se non sa dimostrare ciò che fa. Applicarle davvero non significa diventare più “conformi”: significa diventare più forti, più affidabili, più preparati a un mercato che premia la chiarezza e punisce l’improvvisazione.
Eppure, il paradosso rimane: molte imprese continuano a cercare all’estero ciò che la nostra normativa offre già da anni. Modelli costosi, framework complessi, terminologie sofisticate, quando basterebbe guardare ai principi che abbiamo sotto gli occhi. L’Italia con il suo Codice civile e l’Europa con il suo regolamento sulla protezione dei dati hanno già scritto un sistema moderno di governance aziendale. È tutto lì: rischi, controlli, responsabilità, processi, documentazione, monitoraggio. Ma finché si continua a leggere queste norme come un peso, invece che come una strategia, rimarranno un’occasione sprecata.
Alla fine, tutto si riduce a una questione di mentalità. Le regole non sono ostacoli: sono istruzioni per evitare di cadere. Un’azienda che applica davvero l’articolo 2086 e il GDPR non diventa più rigida, ma più libera. Perché sa dove sta andando, sa come dimostrarlo e soprattutto sa reagire prima che una crisi la travolga. È una verità semplice, ma molti non vogliono sentirla: il miglior management non si trova nei corsi motivazionali, ma nei testi che ogni impresa dovrebbe già conoscere.
E forse la vera provocazione è un’altra: se unisci management moderno e regole che – quando finalmente le comprendi – non sono burocrazia ma strategia pura, ottieni un metodo pratico, razionale e misurabile. Un metodo che esiste già basta dargli un nome e una struttura: Cybermetrica. Una sintesi che non inventa nulla, ma ordina tutto. Ed è questo, oggi, in un’epoca di confusione digitale e improvvisazione manageriale, il primo vero atto di rivoluzione.
giovedì 8 gennaio 2026
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