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giovedì 2 aprile 2026
Rubrica giornaliera Pillole di Privacy. Risponde Pierpaolo Benzi

I trasferimenti transfrontalieri di dati, alla luce del nuovo Data Privacy Framework (DPF), presentano numerose sfide. In primo luogo, la questione della sufficienza delle garanzie fornite dai paesi destinatari è cruciale. Anche se il DPF ha semplificato il processo, permangono l'ambiguità e le preoccupazioni sulla protezione dei dati negli Stati Uniti, soprattutto in merito all'accesso da parte delle autorità pubbliche.
Inoltre, le aziende europee devono adottare misure di conformità più rigorose, implementando politiche interne per garantire che i dati personali condivisi all'estero siano protetti da normativi che rispettino gli stessi standard del GDPR. Non meno importante è la necessità di formazione del personale sulle problematiche legate alla privacy e ai trasferimenti internazionali.
Per affrontare efficacemente queste criticità, è fondamentale che le imprese compiano un'analisi accurata dei rischi associati ai trasferimenti di dati verso paesi terzi. Consiglio di considerare l'implementazione di accordi di trasferimento (TAA) e clausole contrattuali standard (SCC) come strumenti per garantire una protezione adeguata. La valutazione dei fornitori e le audit delle pratiche di conformità devono diventare parte integrante della strategia aziendale per i dati.
Dal punto di vista normativo, è fondamentale focalizzarsi sugli articoli 44 e 45 del GDPR. L'articolo 44 stabilisce che i trasferimenti di dati verso paesi terzi devono avvenire in conformità con le garanzie appropriate, mentre l'articolo 45 discute le condizioni per il riconoscimento dell'adeguatezza del livello di protezione offerto. Il nostro compito è quello di garantire che queste norme siano implementate in modo efficace, per evitare sanzioni e proteggere i diritti degli interessati.
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