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martedì 16 giugno 2026
Rubrica giornaliera Pillole di Privacy. Risponde Pierpaolo Benzi

La sorveglianza dei dipendenti nel contesto dello smart working solleva questioni complesse. Strumenti come la videosorveglianza, i badge biometrici o il monitoraggio della produttività devono essere implementati con prudenza. È fondamentale garantire che i diritti dei lavoratori vengano rispettati, evitando misure invasive che potrebbero ledere la loro privacy. La trasparenza nella raccolta e nell'uso dei dati è cruciale, così come il consenso esplicito degli interessati.
Le aziende devono stabilire protocolli chiari su come utilizzano i dati raccolti e per quali finalità. È importante evitare l'uso di tecnologie di monitoraggio che possano sembrare intrusive, come l'accesso alle email aziendali o il monitoraggio GPS dei veicoli, a meno che non ci sia una giustificazione legittima e un chiaro accordo sindacale. L'approccio ideale è basato sulla proporzionalità e sulla necessità, tenendo conto delle specifiche esigenze lavorative.
Secondo il Regolamento (UE) 2016/679 e le linee guida del Garante Privacy, la videosorveglianza deve essere effettuata rispettando il principio di minimizzazione dei dati. Ciò implica che le telecamere dovrebbero essere collocate in punti strategici e non invadenti, evitando aree come bagni o spogliatoi. È necessario produrre una valutazione d'impatto e informare i dipendenti sull'esistenza e lo scopo della sorveglianza. Solo con queste misure si può considerare legittimo il monitoraggio.
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venerdì 12 giugno 2026
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