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mercoledì 22 luglio 2026
Rubrica giornaliera Pillole di Privacy. Risponde Alessandro Papini

La verifica dell'età nelle piattaforme online rappresenta una delle sfide più complesse nel contesto della protezione dei dati e della privacy dei minori. Con l'età del consenso digitale fissata a 14 anni in Italia, le piattaforme sono obbligate a implementare meccanismi di verifica che non solo siano efficaci, ma che garantiscano anche la riservatezza e la sicurezza dei dati personali. Le problematiche emergenti includono l'imprecisione delle metodologie di verifica, che talvolta si basano su informazioni facilmente falsificate, e i rischi di esclusione per quei minori che non possiedono i documenti necessari per dimostrare la propria età. Inoltre, la profilazione e le conseguenze di un inesatto riconoscimento dell'età possono ledere i diritti fondamentali dei giovani utenti.
Ottenere un consenso valido da parte dei genitori per la raccolta di dati sui minori implica non solo la necessità di un'informativa chiara e trasparente, ma anche l'implementazione di procedure adeguate per la sua verifica. È fondamentale che le piattaforme non solo si limitino a chiedere il consenso, ma che garantiscano anche che questo venga fornito in forma esplicita e documentata. Strumenti come pin, password o l'invio di email di conferma ai tutori possono rivelarsi utili, ma devono essere gestiti in modo da evitare procedure complicate che possano dissuadere le famiglie dall'esercitare i propri diritti.
Secondo il Regolamento UE 679/2016 (GDPR), in particolare agli articoli 8 e 6, il consenso dei minori deve essere fornito da un genitore o un tutore legale e le piattaforme devono fornire strumenti per verificare tale consenso. Inoltre, il Digital Services Act stabilisce norme specifiche per la protezione dei soggetti vulnerabili, imponendo restrizioni sulla profilazione degli utenti minori e responsabilizzando le piattaforme nella gestione di contenuti inappropriati. È fondamentale che le aziende si allineino non solo alla normativa vigente, ma anche all'etica nella gestione dei dati dei più giovani.
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