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lunedì 12 ottobre 2026
di Avv. Gianni Dell'Aiuto

Apri la posta, guardi un’offerta, scorri una newsletter. Magari la chiudi subito perché hai altro da fare. Per te è un gesto ordinario, quasi distratto. Per chi ti ha scritto può diventare un’informazione da raccogliere.
Nelle mail possono essere inseriti tracking pixel, quelle immagini minuscole, spesso trasparenti, caricate da un server remoto. Il loro caricamento permette di rilevare l’apertura del messaggio e, secondo la configurazione, raccogliere ulteriori informazioni tecniche. Non leggono i tuoi pensieri e non spiano il contenuto della corrispondenza. Possono però rendere osservabile un comportamento che credevi restasse dalla tua parte dello schermo.
La domanda viene prima del tecnicismo: quando ho chiesto di ricevere una newsletter, sapevo anche che qualcuno avrebbe misurato le mie aperture? È facile immaginare la risposta aziendale: dobbiamo capire se la comunicazione funziona. Vero e comprensibile. Il marketing costa, le campagne richiedono lavoro, inviare messaggi che nessuno considera può essere inutile. Ma l’utilità di un’informazione per chi la raccoglie non esaurisce la questione. Dall’altra parte c’è una persona, con aspettative e possibilità di scelta.
Il Garante è tornato sul tema con un richiamo pubblicato il 5 ottobre 2026: entro il 29 ottobre scade il termine di adeguamento alle linee guida sui tracking pixel. L’Autorità ricorda inoltre che la verifica della loro applicazione rientra nelle attività ispettive del secondo semestre dell’anno. Per chi gestisce newsletter e comunicazioni aziendali, il tema ha quindi una scadenza concreta.
Occorre evitare una semplificazione: il Garante non impone necessariamente due caselle di consenso separate. Le linee guida ammettono, a determinate condizioni, un unico consenso informato per comunicazioni promozionali e tracciamento. Deve però essere possibile revocare soltanto il tracciamento, continuando a ricevere le mail. Sono previste anche deroghe, tra cui determinate misurazioni statistiche con anonimizzazione e specifici impieghi connessi alla sicurezza o al servizio.
Ed è proprio qui che si misura la qualità del rapporto con il destinatario. Posso voler leggere le tue offerte senza volerti raccontare quando le apro. Posso apprezzare quello che scrivi e chiederti di lasciarmi uno spazio di riservatezza. Un’impresa capace di accettare questa scelta dimostra rispetto con un comportamento verificabile.
Per le aziende, il lavoro dovrebbe cominciare da una domanda interna: che cosa fa davvero la piattaforma che utilizziamo? Chi prepara i testi potrebbe non conoscere le impostazioni tecniche. Chi compra il servizio potrebbe fermarsi alla qualità della grafica o alla comodità dei report. Chi controlla i risultati potrebbe dare per scontato che ogni numero disponibile sia anche un numero che sia opportuno raccogliere. È in questi passaggi che la privacy deve entrare nella gestione quotidiana.
Il DPO e i consulenti possono aiutare a mettere intorno allo stesso tavolo marketing, informatica e fornitori. Chiedere quali dati servano davvero, quali funzioni possano essere disattivate, come spiegare il monitoraggio e come rendere effettiva una scelta del destinatario. Il loro contributo acquista valore quando produce decisioni comprensibili e strumenti che funzionano.
La tentazione, invece, è risolvere tutto aggiungendo una frase all’informativa. Un’altra riga dentro un testo che pochi leggeranno, mentre il sistema continua a comportarsi come prima. Sarebbe un’occasione persa: una dichiarazione di trasparenza vale poco se la persona non riesce a capire o a esercitare la propria scelta.
Il punto editoriale è questo: la fiducia digitale passa anche attraverso la capacità di rinunciare a una raccolta di informazioni. Non ogni dato disponibile merita di diventare un obiettivo aziendale. Una newsletter può essere utile, interessante, persino attesa. Per ottenere attenzione, un’impresa dovrebbe investire anzitutto in ciò che ha da dire.
E lasciare al lettore la libertà di aprire una mail senza sentirsi obbligato a restituire, insieme alla propria attenzione, anche un resoconto del proprio comportamento.
venerdì 9 ottobre 2026
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