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martedì 20 ottobre 2026
Rubrica giornaliera Pillole di Privacy. Risponde Pierpaolo Benzi

Il monitoraggio della produttività in smart working è un terreno complesso e delicato. Uno dei principali problemi riguarda il bilanciamento tra tutela della privacy e l'esigenza di controllo da parte del datore di lavoro. Strumenti come software di monitoraggio, report di attività e persino video sorveglianza possono facilmente oltrepassare la soglia della legittimità, creando un ambiente percepito come oppressivo dai dipendenti. La normativa richiede trasparenza. È fondamentale che le modalità di monitoraggio siano informate e concordate con i lavoratori, per evitare controversie legali e conflitti interni.
Per garantire che queste pratiche siano compliant, è cruciale implementare un accordo sindacale o un protocollo aziendale che regolamenti l'uso degli strumenti di monitoraggio. Questi strumenti devono essere chiari e ben definiti, rispettando i principi di minimizzazione dei dati e necessità. Lavoratori informati e coinvolti nel processo sono meno propensi a sentirsi spiati e più motivati nel loro lavoro.
Dal punto di vista giuridico, il Regolamento UE 2016/679 (GDPR) è fondamentale, in particolare gli articoli 5 e 6, che stabiliscono i principi di licità del trattamento. Inoltre, la Legge 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) prevede che il datore di lavoro non possa effettuare controlli invasivi senza il consenso e previa informazione al lavoratore. La direttiva europea 2019/1158 ha aggiunto ulteriori vincoli sul tema della monitorizzazione, chiedendo un equilibrio tra esigenze lavorative e diritti individuali.
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venerdì 16 ottobre 2026
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