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Tanto di me sanno già tutto” oppure “i miei dati non hanno valore”: lezione di consapevolezza su privacy e dati personali


mercoledì 27 dicembre 2023
di Avv. Gianni Dell'Aiuto



 

Quanto volte abbiamo sentito dire frasi come quelle del titolo da parte di amici, parenti, clienti o altri naviganti della rete? Altre frasi del tipo “tanto ci spiano comunque” oppure “è una grande Matrix”, sono altri mantra che ascoltiamo quotidianamente e sono tutte la prova di come non vi sia consapevolezza in ordine ai propri dati personali, alla cultura della navigazione, all’importanza che gli elementi che noi mettiamo in rete hanno per l’economia globale.

Nel contesto dei c.d. Big Data, al di là del consenso prestato più o meno consapevolmente dal singolo utente per uno specifico scopo, ciò che più emerge e di cui non ci rendiamo conto, sono le informazioni comportamentali che possono trarsi, a fini non solo commerciali, dall’utilizzo di ogni singolo sito e social network da parte di ciascuno di noi. Navigando noi “confessiamo” le abitudini temporali della nostra quotidianità (orari, periodi e frequenza di utilizzo) e spaziali (intese come orientamento nella geografia di internet), le preferenze non solo commerciali, ma anche politiche, ideologiche, religiose, sessuali oltre alle propensioni all’acquisto e anche al rischio (cosa, quando e fino a quando ci piace qualcosa e cosa, quando e fino a quando non ci piace qualcosa). Tutti elementi che consentono, sia nel loro insieme, sia attraverso il trattamento algoritmico degli stessi, di estrapolare e definire un profilo individuale-comportamentale che riflette, ben al di là delle nostre consapevolezze e del nostro consenso ogni nostro modo e tempo di operare scelte in ogni contesto.


Per approfondire > DATAFICATION: la nostra esistenza in dati


Il quadro dei Big Data si definisce poi con l’aggregazione della massa dei dati comportamentali, orientata a raccogliere in insiemi e sottoinsiemi coerenti i profili generali e i sotto-profili di ciascuno individualmente inteso e del nostro insieme.

Per saperne di più >

Il punto critico errato della privacy e della protezione dei dati personali è il volerli considerare solo un aspetto strettamente connesso al diritto quando, invece, è una questione di natura prevalentemente economica, in quanto i nostri dati sono considerati alla stregua di merce da ottenere e rivendere e come strumento analitico per la profilazione dell’utenza da parte delle aziende.

Ogni gestore di un sito ha un altissimo interesse a sapere quanto tempo passiamo sulle sue pagine, quali link scegliamo, la lingua, la tipologia di articoli o inserzioni e così via. Il complesso di questi dati comportamentali assume così un’importanza fondamentale sul mercato, consentendo al sistema delle aziende non soltanto di indirizzare messaggi promozionali e proposte di beni e servizi in linea con le tendenze di ogni singolo utente, ma anche di avere elementi bastevoli per orientare ogni singola proposta conformandola e confezionandola sulla base delle specifiche caratteristiche di ciascun utente.

La rilevanza economica e l’incidenza delle operazioni algoritmiche di aggregazione dei dati e di profilazione degli utenti che si manifesta sul terreno commerciale, finanziario, politico, sociale, ecc. è svelata, del resto, dal valore di mercato stimato delle società cui appartengono i social network e i maggiori siti di commercio elettronico. Si tratta di multinazionali che si muovono intorno ai dati e tutte nate in anni recentissimi intorno a questo bene che è il più prezioso e il più rubato di sempre. Pertanto quei click di consenso alla navigazione e gestione cookie, dovrebbero essere da ogni utente ripensati e considerati non certo una semplice accettazione di termini contrattuali (perché la navigazione di molti siti e l’iscrizione ai social sono veri e propri contratti), bensì una messa a disposizione di chi si trova dall’altra parte del monitor della nostra identità, della nostra personalità, della nostra vita. E ciò dovrebbe essere ftto ocn maggiore consapevolezza quando viene messo in mano uno smartphone o un tablet ad un minore.

Lasciar giocare un bambino per ore ed ore vuol dire mettere nelle mani di un gestore di un gioco o dello sviluppatore di una app, il suo stesso futuro.




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